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Pet
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ASSOCIAZIONE D.U.Z. DIAMOCI UNA ZAMPA
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9 agosto – Oulx
Convegno
“Come il cane può aiutare l’uomo”
Il cane nelle attività e terapie assistite da animali
I cani sono gli animali usati con maggiore frequenza
nelle attività e terapie assistite da animali per molteplici
ragioni. Innanzi tutto sono molto socievoli, in grado di dare all’uomo
un amore incondizionato, a dispetto dell’apparenza, dell’età,
della salute e dello stato sociale. I cani non giudicano, possono essere
accarezzati, toccati, sono in grado di infondere calma e sicurezza sconfiggendo
ansia e solitudine. Comunicano con l’uomo attraverso un linguaggio sia
verbale che gestuale, sono di tutte le taglie e per questo facilmente
maneggiabili anche da persone allettate o timorose, inoltre amano il
movimento e possono essere facilmente addestrati.
In generale la gente è attratta dalla vista di un cane : ad esempio
se si cammina per strada con un cane è molto più facile
essere osservati. Persino i registi « sfruttano » questa
dote canina inserendoli in film e spot pubblicitari con il solo scopo
di catturare lo sguardo degli spettatori. Ciò significa che un
« cane terapeuta » può attrarre l’attenzione di una
persona disorientata. Pazienti che soffrono del morbo di Alzheimer o
che si distraggono dalla realtà, grazie ai cani possono essere
riportati a focalizzare la loro attenzione sul presente.
Allo stesso modo con l’ausilio dei cani bambini e ragazzi possono aumentare
la loro capacità di concentrazione e, conseguentemente, imparare
con maggior facilità.
Inoltre i cani possono sollevare il morale dei pazienti di ospedali
e case di cura, costituendo un diversivo alla routine di tutti i giorni
e dimostrarsi un valido antidoto contro la depressione. I nostri amici
a quattro zampe si prestano volentieri ad essere accarezzati ed il toccare,
oltre ad essere il sistema primario di comunicazione, costituisce un
vero e proprio bisogno fisico e psichico, che può portare ad
una riduzione di ansia e di stress. Spesso le convenzioni sociali impediscono
di toccare gli estranei, mentre ciò è possibile con un
cane. Persone malate, chiuse in se stesse, spesso perdono il desiderio
e la capacità di parlare con il prossimo ; talvolta i cani, con
un gesto, uno sguardo, una moina, riescono a rompere il muro del silenzio
e a stabilire un contatto con queste persone.
Questo è dovuto alla loro straordinaria capacità di comunicare,
anche se in modo diverso dal nostro, di stimolare la socializzazione
tra pazienti, volontari, educatori e/o personale medico, fungendo da
veri e propri catalizzatori sociali.
D’altra parte anche noi proprietari di cani possiamo sperimentare tutti
i giorni questa capacità degli animali. Ad esempio se vado in
giro da sola per le vie del centro della mia città, raramente
mi capita di avere una conversazione con un estraneo, al contrario se
porto a passeggio uno dei miei cani, sono fermata spesso da adulti,
bambini ed anziani, che dopo aver accarezzato il cane mi parlano non
solo delle loro esperienze con gli animali, ma anche sovente della loro
vita!
E’ bene precisare, tuttavia, che non tutti i cani sono
indicati per la “pet therapy”, in quanto, alla base, devono essere attratti
socialmente ed essere in grado di interagire spontaneamente con le persone.
Nelle attività e terapie assistite da animali non esistono razze
più idonee di altre, come non esistono caratteristiche valide
in assoluto. Ogni cane può essere più o meno adatto ad
interagire con un particolare utente o può essere più
adeguato per il raggiungimento di alcune finalità e meno per
altre. Data la grande varietà di contesti di lavoro e di utenza,
avere cani diversi per taglia, lunghezza del pelo, carattere è
estremamente utile. I nostri cani appartengono alle razze e più
svariate e tra di loro vi sono anche alcuni meticci.
Sono numerose le esperienze con cani provenienti da canili in età
adulta. In questo caso esiste un rischio legato alla scarsa conoscenza
delle loro esperienze pregresse: in particolari contesti le reazioni
del cane potrebbero risultare imprevedibili. Sarà necessaria
quindi una cautela maggiore; bisognerà prendersi del tempo per
osservarne il comportamento, “testarlo” in contesti diversi.
I criteri di selezione dei cani includono parametri veterinari, di temperamento
e di comportamento.
Il primo aspetto è legato al benessere dell’animale stesso e
alla prevenzione delle zoonosi, cioè delle malattie trasmissibili
all’uomo. Per questo ogni animale, prima di poter essere introdotto
in un programma di pet-therapy, viene sottoposto ad una serie di controlli
veterinari, ripetuti periodicamente. Il temperamento è la capacità
del cane di reagire più o meno velocemente agli stimoli esterni:
in base a tale capacità si distinguono di solito cani vivaci,
attenti, normali e “spenti”. Per le attività e le terapie non
è adatto un animale apatico che non reagisce agli stimoli, in
quanto verrebbe meno il fondamento delle stesse, cioè l’interazione
uomo-animale. Allo stesso tempo però una eccessiva vivacità
può creare problemi: un cane troppo esuberante potrebbe essere
invadente se condotto ad esempio in una residenza per anziani.
Il temperamento va messo anche in relazione al carattere dell’utente
con cui il cane lavora: un bambino timido potrebbe preferire un cane
più tranquillo, mentre uno più vivace sceglierà
preferibilmente un cane più attivo.
È fondamentale comunque l’affiatamento tra cane e conduttore:
le normali procedure di selezione non si basano solo sulla valutazione
del cane, bensì sull’idoneità della coppia conduttore-animale.
Le reazioni del cane devono essere prevedibili da quest’ultimo, in modo
da rendere più efficace e più sicuro l’intervento. Inoltre
e’ basilare che il cane sia educato e perfettamente controllabile dal
proprio conduttore. È importante la docilità, cioè
la capacità del cane di accettare il suo padrone come guida e
punto di riferimento, rendendosi disponibile e obbediente. Ciò
non vuol dire certamente che il cane debba essere totalmente sottomesso
all’uomo, anzi ciò gli impedirebbe di esprimere al meglio le
proprie potenzialità; significa soltanto che chi conduce il cane
deve avere la certezza, ad esempio, che esso si avvicini quando invitato
e che un comportamento sbagliato possa essere interrotto da un richiamo.
Tutto ciò è importante per la sicurezza degli utenti e
del cane stesso: se si dovesse creare una situazione potenzialmente
pericolosa, il conduttore dovrebbe poter contare sempre sull’obbedienza
del proprio cane.
Non esiste, tuttavia, uno standard caratteriale più o meno adatto:
per ogni singolo utente esiste il cane più adeguato, a seconda
delle peculiarità caratteriali di entrambi. Inoltre è
fondamentale anche il contesto in cui si opera. Alcuni cani, infatti,
possono rivelarsi idonei a svolgere attività in ambienti tranquilli,
mentre possono essere poco adatti in luoghi più rumorosi.
Il cane non dovrà essere spaventato da una serie di circostanze
in cui si troverà a lavorare, quali ad es. la presenza di sedie
a rotelle e deambulatori, toni di voce alti, movimenti bruschi e carezze
energiche…
In conclusione, quindi, qualsiasi cane docile, obbediente, prevedibile,
non pauroso può essere utilizzato in programmi di pet therapy;
a seconda delle sue caratteristiche peculiari verrà però
indirizzato verso un contesto e un tipo di utenza piuttosto che un altro.
Maureen Fredrickson, durante il proprio intervento
al convegno di Trento “Un animale per tutti. Il valore della relazione
uomo-animale nella formazione dell’identità della persona”, ha
affermato che sono necessarie le certificazioni formali ma è
di fondamentale importanza la conoscenza approfondita dell’animale da
parte del conduttore (del singolo animale e dell’intera specie).
Noi dell’associazione “Diamoci una Zampa” utilizziamo i nostri cani,
dei quali conosciamo a fondo le potenzialità, le capacità,
le attitudini e le possibili reazioni. In questo modo siamo in grado
capire quali sono i contesti e gli utenti per i quali gli animali possono
essere maggiormente adatti, anche se spesso la scelta degli abbinamenti
cani – utenti non è necessaria in quanto avviene spontaneamente
tra gli stessi utenti e gli animali. Il rapporto di fiducia reciproca,
complicità, intesa e sintonia esistente tra noi ed i nostri cani
contribuiscono al buon esito della terapia.
Per il conduttore è inoltre importantissimo
saper riconoscere lo stress nel proprio animale: un cane stressato non
deve essere mai utilizzato nei programmi di pet therapy; in primo luogo
per il benessere del cane stesso e inoltre perché la buona riuscita
delle sedute dipende fortemente dallo stato emotivo dell’animale. Un
cane stressato mal sopporta ad esempio toni di voce alti o carezze vigorose
e non è molto attivo nell’interazione con le persone.
Gli stati di stress si prevengono innanzi tutto selezionando l’ambiente
e l’utenza, anche in base alle caratteristiche del cane con cui si deve
lavorare.
È necessario concedere all’animale alcune pause durante l’attività
e alcuni periodi di vacanza. Conviene distribuire i tempi di lavoro
correttamente durante la settimana o il mese, per evitare di fornirgli
un carico eccessivo e dopo le sedute deve potersi rilassare o sfogare
in un luogo tranquillo.
E’ comunque fondamentale non imporre mai all’animale ciò che
non desidera fare.
L’uomo è ormai in grado di comprendere molti aspetti del “linguaggio”
canino; abbiamo quindi a disposizione una serie di segnali per comprendere
qual è lo stato d’animo del cane.
Bisogna però “saper leggere” questi sintomi e ciò è
possibile soltanto conoscendo approfonditamente l’animale come individuo.
Citerò a questo proposito alcuni esempi.
Tra i segnali di stress è presente il respiro ansimante: è
il tentativo di controllare la temperatura corporea e può essere
la reazione ad una necessità psicologica. Come l’ansia e lo stress
possono causare negli uomini un innalzamento della temperatura corporea,
può succedere lo stesso nei cani, che sudano attraverso i cuscinetti
delle zampe e regolano la temperatura tramite l’evaporazione dell’umidità
sulla lingua e nella bocca. Lo stesso effetto può essere indotto
però da un’eccessiva eccitazione. L’ansimare è quindi
una risposta ad un’ eccessiva tensione causata da fattori positivi o
negativi: il conduttore deve saperlo interpretare nel comportamento
del proprio cane.
Gli sbadigli, dal punto di vista fisiologico, hanno la stessa funzione
nei cani di quella che hanno nell’uomo: servono per portare una maggiore
quantità di ossigeno al cervello, per questo i cani sbadigliano
quando sono affaticati. Ma lo sbadiglio nei cani ha anche altri significati.
Ad esempio può essere anche un segnale di pacificazione che gli
individui dominanti utilizzano nei confronti dei subordinati oppure
può venire usato da un cane che si senta minacciato, per comunicare
la propria innocuità senza la necessità di doversi sottomettere.
Il leccare ha numerosi significati: in primo luogo è un segnale
di saluto, ma può fornire anche informazioni sulla dominanza,
sullo stato d’animo, sulle intenzioni, e può essere un atto di
pacificazione. Nei cuccioli il leccarsi a vicenda serve a rafforzare
i legami, significa amicizia e accettazione: i nostri cani, essendo
degli “eterni cuccioli”, utilizzano spesso questo tipo di comunicazione.
Può anche significare però che il cane è impaurito
o stressato.
Il leccare è, quindi, un importante mezzo di comunicazione, che
va ancora una volta interpretato a seconda del contesto.
Premettendo che la capacità innata d’ interagire spontaneamente
con le persone è, come si è detto, condizione essenziale
per il cane da inserire in programmi di pet therapy, è fondamentale
provvedere fin da cucciolo alla sua educazione al fine di conseguire
una corretta socializzazione, per poi procedere gradualmente nel tempo
all’insegnamento di alcuni comandi base (quali possono essere ad es.il
richiamo, il seduto, il terra ed il resta) necessari per ottenere il
controllo del cane.
È importante che il cane venga sempre premiato alla fine degli
esercizi con bocconcini oppure giochini vari, carezze e complimenti,
a seconda delle preferenze dell’animale. La gratificazione è
infatti essenziale nell’addestramento del cane ed anche nella pet therapy
in cui l’animale è gratificato dalle attenzioni ricevute dai
“pazienti”.
Inoltre i comandi non devono mai essere troppo coercitivi per non influire
sulla spontaneità dell’animale, che è l’elemento fondamentale
dell’interazione con l’uomo.
Spesso i cani praticano anche l’agility, imparano cioè
ad affrontare percorsi ad ostacoli (ad es. salti, tunnel, slalom). Questa
loro capacità si rivela molto utile non solo per insegnare agli
utenti a condurre il cane nel percorso, ma anche a fini educativi didattici;
tale attività di solito risulta divertente sia per coloro che
partecipano all’attività che per i cani.
Anche in questo caso è bene precisare che non tutti i cani d’agility
sono adatti a svolgere attività di pet therapy, e allo stesso
modo alcuni di loro possono essere introdotti in programmi che non prevedono
esercizi relativi a questa disciplina.
Appare quindi evidente che la scelta, l’educazione
e l’addestramento del cane siano fondamentali per la pet therapy, ma
non bisogna mai sottovalutare l’importanza del conduttore. Non è
sufficiente, infatti, avere il cane adatto, ma occorre possedere una
preparazione adeguata e qualità intrinseche tali da poter avere
un rapporto corretto con il proprio cane e saper svolgere l’attività
con passione e professionalità.
Susanna Coletto
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